Oltre il Soffitto di Cristallo: noi donne, il volto della medicina veterinaria italiana

di Laura Cutullo, Presidentessa ADMV

 

La nostra professione sta cambiando pelle, e lo sta facendo a una velocità incredibile. Il panorama della medicina veterinaria in Italia, come del resto quella europea, sta attraversando una metamorfosi senza precedenti. Se un tempo la figura del medico veterinario era associata a un immaginario prevalentemente maschile, legato alla gestione del bestiame e alla forza fisica, oggi il volto della professione, e delle sue tante aree, è inequivocabilmente quello di noi donne. Basta guardarsi intorno in una clinica, in un laboratorio, in un pubblico ufficio  o in un’aula universitaria per capire che quel mondo non esiste più. I numeri dell’ultimo censimento FVE 2023 non lasciano spazio a dubbi: in Italia siamo oltre 19.200, ovvero il 64% del totale. E se guardiamo alle nuove leve, sotto i 30 anni, arriviamo addirittura all’80%. Siamo una professione giovane, con un’età media di 44 anni, che ha cambiato pelle, ma che si scontra con ritmi di lavoro e meccanismi di selezione della classe dirigente ancora tarati su un modello maschile “single-tasking”.

Benché quindi la medicina veterinaria italiana sia arrivata a un punto di non ritorno con i numeri che ci dicono che siamo la maggioranza (il 64% del totale, l’80% tra i giovani), viviamo una realtà quotidiana che ci racconta una storia diversa: la storia di una professione nata da uomini per gli uomini, i cui ritmi, modelli di leadership e sistemi di welfare sono rimasti ancorati a quel passato che non ci appartiene più, che non tiene conto della nostra realtà. È un paradosso sociologico: siamo la maggioranza numerica, ma la minoranza decisionale.

Esistono criticità che viviamo sulla nostra pelle ogni giorno.

* Divisione invisibile dei ruoli. Noi donne tendiamo a specializzarci in branche cliniche (comportamento, alimentazione, medicina naturale, oncologia, medicina interna) che richiedono un altissimo aggiornamento ma offrono meno potere contrattuale rispetto alla chirurgia specialistica o alla consulenza aziendale per grandi filiere, campi ancora coperti soprattutto da uomini.

* Poche titolari. Solo il 20% delle donne accede alla titolarità di una struttura, contro il 29% dei colleghi uomini. Ciò accade spesso per una “scelta forzata”: molte di noi optano per collaborazioni esterne o part-time per gestire il “doppio carico” familiare, dato che in Italia il 75% del lavoro di cura ricade ancora sulle donne.

* Gender Pay Gap: Una veterinaria in Italia, a parità di ruolo e anzianità, guadagna circa il 25-30% in meno rispetto a un collega uomo. A questo si sommano le troppe ritenute di tasse e previdenza che depauperano ulteriormente i già troppo spesso scarsi guadagni. La  situazione di disparità è del resto registrata in tutta Europa, dove la retribuzione mediana annua vede un divario di quasi 9.000€ (€46.400 per le donne vs €55.360 per gli uomini).

* Assenza nelle decisioni. La partecipazione femminile nei ruoli apicali istituzionali resta una sfida aperta. Su 100 ordini provinciali, solo 18 hanno una Presidente donna. In FNOVI, per il mandato 2025-2028, le donne occupano solo 2 posti su 15 nel Comitato Centrale. In enti come l’ENPAV, sebbene i ruoli operativi di vertice (Direzione Generale) siano affidati a donne, nel Consiglio di Amministrazione la presenza femminile è ancora minima (1 su 6). Nella veterinaria pubblica la situazione è leggermente migliore, con una dirigente donna su tre.

* Burnout Empatico e  Compassion Fatigue. Noi veterinarie riportiamo livelli di stress e “stanchezza da empatia” superiori ai colleghi. Il perfezionismo clinico, unito alla gestione emotiva del fine vita degli animali e ai conflitti con i clienti, i guadagni non proporzionali ai sacrifici, creano un mix tossico che mette a rischio il benessere mentale delle professioniste mediche veterinarie, portando troppo spesso all’abbandono della professione.

In questo scenario, sono chiari il senso e la necessità di ADMV che agisce come un cuore pulsante del cambiamento.  Siamo convinte che l’urgenza di una professione finalmente “a misura di donna” sia un obiettivo non più rimandabile. Le nostre direttrici d’azione sono concrete:

* Welfare Operativo: continuiamo a pungolare le istituzioni per ottenere risposte concrete alle nostre esigenze di donne che lavorano.

* Scardinamento dei “Boys’ Club”: la politica ordinistica e sindacale è stata storicamente un terreno di cooptazione maschile in contesti ludici extralavorativi (cene, aperitivi, uscite domenicali ecc) . ADMV rompe questo isolamento, creando spazi virtuali facilmente accessibili, costruendo reti di protezione e promuovendo attivamente le donne nelle “stanze dei bottoni”, affinché chi decide abbia finalmente la sensibilità di chi vive la professione sul campo.

* Contrasto al Burnout e a ogni forma di abuso e manipolazione psicologica: promuoviamo eventi e gruppi di mutuo aiuto per affrontare lo stress professionale, tutele legali contro la discriminazione, spazi virtuali protetti di condivisione. Sapere di “non essere sole”, di avere l’appoggio di tante e che il problema è il sistema, non la propria inefficienza, è il primo passo per non cadere nella depressione o nell’abbandono della professione.

* Innovazione e nuovi percorsi professionali. ADMV sta raccogliendo e valorizzando competenze in settori innovativi , dal benessere animale alla medicina naturale, fino al novel food,  per offrire alle colleghe aperture in strade professionali nuove, meno inflazionate e più remunerative.

In conclusione, ritengo che la sfida per il futuro non sia più “entrare” nella professione, perché già ci siamo, ma “restarci” con dignità, equità salariale e prospettive di carriera. La veterinaria italiana è diventata “femmina” nei numeri; ora dobbiamo fare in modo che lo diventi anche nell’organizzazione del potere e del benessere.

Per già troppo tempo, noi veterinarie abbiamo vissuto le difficoltà – il gender pay gap, il peso del “doppio carico” familiare, la compassion fatigue – come colpe o limiti personali. ADMV ribalta questa prospettiva. Il nostro ruolo è trasformare la resistenza dei singoli in una forza politica e culturale collettiva. Essere una professione “a misura di donna” significa ripensare tutto: dai turni massacranti del modello “H24” alla valorizzazione delle specializzazioni cliniche dove le donne eccellono, fino alla parità salariale.

Non siamo qui per adattarci a un sistema che ci penalizza; siamo qui per cambiare le regole del gioco. Essere donna ed essere madre deve essere visto come un “plus” prima di tutto da noi donne stesse e poi dalla società maschile tutta.  Dobbiamo essere forti nello scardinare la convinzione del dover essere uguali agli uomini per salire i gradini del lavoro: la nostra differenza è il valore aggiunto che portiamo alla medicina veterinaria e come tale deve essere culturalmente e praticamente assimilata. Una veterinaria a misura di donna non è un favore concesso alle professioniste, ma l’unica via per garantire la sopravvivenza e la qualità del settore stesso, fatto di donne e uomini insieme con le loro differenze e i loro valori.

Vogliamo che la veterinaria del futuro non sia solo “femmina” nei numeri, ma femminista nell’organizzazione, equa nel potere e attenta al benessere di chi cura. In questo scenario, ADMV Associazione Donne Medico Veterinario non è semplicemente un’associazione di categoria: è l’acceleratore sociologico indispensabile per scardinare il “soffitto di cristallo” e costruire una veterinaria che non si limiti a ospitare le donne, ma che sia finalmente costruita intorno a loro. Il futuro è donna, ed è tempo che la veterinaria gli somigli.

                                                                             Dott.ssa Laura A. Cutullo